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Perdersi

GET LOST (il mio processo creativo- Ritratto parte 1/3)

Amo perdermi. Che sia in città tra i vicoli di Roma, o che sia in fotografia cercando nuove strade e spesso trovando cose in grado di sorprendermi, meravigliarmi, destare il mio interesse, portarmi su vie che non avevo mai visto prima.

Una sera, nei dintorni di Piazza Navona, mentre passeggiavo in un vicoletto senza alcuna meta precisa, ho visto un disegno su un muro di un vecchio edificio semi distrutto.

Il disegno mi colpì subito e pensai subito ad un ritratto. L’associazione con un grande amico e collega, Roberto Panciatici, fu abbastanza automatica. Un po’ la sua storia, un po’ il suo carattere, un po’ il modo in cui ho visto la cosa.

Mi mancava, però, il “come”.

Volevo uno scatto in cui si giocasse tra due livelli, uno più cosciente e l’altro meno. Volevo una resa di un certo tipo, tra il fumetto e l’onirico ed il cinematografico.

Noi fotografi lavoriamo su due livelli che si interconnettono alla composizione che andiamo a creare. Lo spazio – regolato nella sua leggibilità dall’apertura e dalla chiusura del diaframma e dalla distanza di ripresa, e lo scorrere del tempo – regolato dai tempi di scatto di che determinano la visibilità del movimento eventualmente presente. Spesso però ignoriamo la cosa che più di ogni altra cosa incide sulla foto: la luce. O meglio…la qualità, la tipologia di luce.

Oggi siamo liberi di scattare con luminosità ambientale prossima allo zero assoluto. Non è più questo il problema. Non è la qualità di immagine, il nodo centrale è la comunicazione. Ed in questo la qualità della luce è vitale.

Una luce così piatta, poco comunicativa e – perché no – brutta come vista nella foto a luce ambiente non era funzionale al mio ritratto, in nessun modo.

In questo caso la mia ispirazione è stata senza dubbio Refn, il grande regista, che ho particolarmente a cuore, in particolare da certi giochi presi dal film “Solo Dio Perdona”. Un’estetica che mi è sembrata adatta alla narrazione su livelli diversi come avevo in mente per Rob. Ho usato uno schema luci abbastanza semplice, una parabola zoom Profoto per lo sfondo ed un Beauty Dish per la luce su Roberto, poi allontanata un pochino rispetto ai primi scatti, perché volevo una luce un pochino più dura su di lui. Tutto su due Profoto B1, con due gelatine rosse sul flash per lo sfondo ed una verde/blu per il primo piano.

Volevo una piccola contaminazione, un piccolo rientro  di luce rossa su Roberto, tenuta a bada da una flag gestita da Nicola Maiani – preziosissimo assistente di quella serata. Esclusivamente sul collo, però, visto che si parlava di un livello quasi prevalentemente inconscio, quello rosso.

Da notare anche la qualità della resa del vecchio Nikkor 105 f1.8 AIS, assolutamente all’altezza del miglior sensore 35 mm al mondo (Sony A7r2), aiutato anche dalla velocità del lampo dei flash che permette di evitare qualsiasi perdita di nitidezza e contrasto.

Senza generatori e senza fili è stato possibile costruire un set in una strada assai stretta, dove comunque passavano macchine, senza incorrere in rischi eccessivi, ed essendo rapidi a muoverci.

Abbiate il coraggio di perdervi perché ne vale la pena. La ricompensa è spesso molto più alta di quel che potevate pensare.

Grazie a Nicola Maiani, Roberto Panciatici, Profoto Italia, Grange SRL

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Roberto

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Ritaglio

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Backstage senza flash

 

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Equipaggiamento utilizzato

  • 2 Flash Profoto B1
  • Gelatine Profoto
  • Beauty Dish Profoto
  • Parabola Zoom Profoto
  • Sony A7r2
  • Nikkor 105 f1,8 Ais
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